Persona che osserva le macchine in movimento

Quando l’ansia smette di proteggerci e inizia a limitarci

Introduzione

Ti è mai capitato di provare ansia mentre salivi su un autobus affollato, rimandare una telefonata importante o sentire il cuore accelerare prima di parlare davanti a un gruppo di persone? Oppure di trovarti sul punto di cantare, sostenere un colloquio o affrontare una scadenza lavorativa o scolastica e sentire improvvisamente il corpo irrigidirsi?

In momenti come questi siamo portati a pensare che l’ansia sia il problema. In realtà, nella maggior parte dei casi, l’ansia non è il nemico: è un sistema di protezione che prepara il. nostro organismo ad affrontare ciò viene percepito come una possibile minaccia.

Ma allora perché, a volte, invece di aiutarci, finisce per limitarci?

Per comprenderlo dobbiamo fare un passo indietro e osservare come il nostro cervello e il nostro organismo ci aiutano, ogni giorno, a distinguere ciò che percepiamo come sicuro da ciò che percepiamo come potenzialmente pericoloso.

Nel corso dell’evoluzione il nostro cervello e il nostro organismo hanno sviluppato sistemi di protezione estremamente efficaci, capaci di prepararci rapidamente ad affrontare ciò che viene percepito come un possibile pericolo.

Un sistema costruito per garantire la nostra sicurezza

Quando questo accade, il corpo si attiva in pochi istanti. Il battito cardiaco accelera, la respirazione cambia, i muscoli si tendono e l’attenzione si concentra su ciò che potrebbe rappresentare una minaccia.

Questi sistemi si sono evoluti per proteggerci da tutto ciò che poteva compromettere la nostra sopravvivenza. Non solo dai pericoli fisici, ma anche dalle minacce sociali.

Per gran parte della nostra storia evolutiva, vivere in un gruppo non era soltanto una fonte di benessere, ma una condizione essenziale per sopravvivere. Essere accettati significava poter contare sulla protezione e sulla cooperazione degli altri, costruire relazioni di coppia e prendersi cura della propria discendenza. Al contrario, essere esclusi o rifiutati rendeva tutto questo più difficile.

Ancora oggi il nostro organismo attribuisce un’importanza particolare alle situazioni che riguardano il giudizio, il rifiuto, l’esclusione o la perdita di un legame significativo. Queste rappresentano delle minacce sociali che possono attivare risposte emotive intense, tra cui l’ansia.

Questa prospettiva aiuta a comprendere anche perché situazioni come parlare davanti a un gruppo o sostenere un esame possano attivare una risposta di allerta così intensa. Se vuoi approfondire questo tema, puoi leggere l’articolo Perché mi blocco durante un esame o quando devo parlare in pubblico?

Per questo il nostro organismo non distingue sempre in modo netto tra una minaccia fisica e una minaccia sociale. Se una situazione viene interpretata come capace di compromettere la nostra sicurezza, il nostro equilibrio o le nostre relazioni, il sistema di protezione può reagire nello stesso modo.

In alcune situazioni il corpo si prepara ad affrontare il pericolo; in altre, ad allontanarsene; in altre ancora, può rallentare o immobilizzarsi temporaneamente. Sono strategie diverse, ma tutte hanno lo stesso obiettivo: proteggerci.

È proprio per questo che l’ansia può attivarsi anche in situazioni quotidiane che, pur non essendo realmente pericolose, vengono interpretate dal nostro organismo come una possibile minaccia.

Perché il corpo reagisce prima della mente?

Spesso immaginiamo che sia la mente a decidere come reagire. In realtà, accade frequentemente il contrario.

Le aree cerebrali più antiche valutano continuamente, in modo rapido e automatico, se ciò che ci circonda rappresenta un segnale di sicurezza o un possibile pericolo.

Questa valutazione avviene in gran parte al di fuori della nostra consapevolezza. Solo successivamente le aree più evolute del cervello elaborano ciò che sta accadendo e cercano di attribuirgli un significato.

Per questo motivo il corpo può reagire ancora prima che riusciamo a comprendere cosa stia succedendo. Solo dopo la mente cerca di dare un significato a ciò che il corpo sta già vivendo.

Le emozioni, quindi, non sono soltanto qualcosa che “sentiamo”: rappresentano anche un modo con cui il nostro organismo comunica rapidamente ciò che ritiene importante per la nostra sicurezza.

Per questo, quando proviamo ansia, possiamo avere la sensazione che il corpo “parta” prima della mente.

Come si costruisce il nostro sistema di protezione?

Non tutti reagiamo allo stesso modo alle stesse situazioni.

Il nostro sistema di protezione si costruisce nel tempo, attraverso le esperienze vissute fin dall’infanzia. Le prime relazioni con le figure di riferimento insegnano gradualmente al cervello quando il mondo è prevedibile, quando è sicuro e come affrontare lo stress.

Ogni esperienza di sicurezza, conforto e vicinanza contribuisce a insegnare al nostro organismo che, anche nei momenti difficili, è possibile ritrovare uno stato di calma.

Sentirsi al sicuro, infatti, non significa soltanto essere lontani da un pericolo fisico. Significa anche percepire di avere le risorse per affrontare ciò che sta accadendo e di poter contare, quando serve, sul sostegno degli altri.

Allo stesso tempo, crescere significa anche poter sperimentare gradualmente l’autonomia. Essere sostenuti non vuol dire essere protetti da ogni difficoltà, ma avere la possibilità di affrontare nuove esperienze sapendo di poter contare su una base sicura.

Quando, per motivi diversi, questa possibilità viene a mancare — perché le esperienze sono troppo imprevedibili o, al contrario, perché ogni difficoltà viene evitata — il sistema di protezione può avere meno occasioni per imparare che molte situazioni possono essere affrontate con successo.

Per questo motivo, anche il modo in cui sperimentiamo l’ansia da adulti può essere influenzato dagli apprendimenti costruiti nel corso della nostra storia.

Quando l’ansia diventa un limite

L’ansia è utile quando ci prepara ad affrontare un pericolo reale.

Diventa un problema quando il sistema di protezione rimane attivato anche in situazioni quotidiane: prendere un treno pieno di gente, sostenere un esame, partecipare a una riunione, parlare davanti ad altre persone o affrontare un cambiamento importante.

Così una metropolitana affollata può sembrare insopportabile, una riunione può trasformarsi in una fonte di forte tensione o un semplice invito a cantare durante una festa può essere vissuto come un’esperienza da evitare.

In questi casi il corpo reagisce come se fosse necessario proteggerci, anche se razionalmente sappiamo di essere al sicuro.

Il nostro organismo, infatti, impara continuamente dall’esperienza. Se non ha l’opportunità di sperimentare che una situazione può essere affrontata in sicurezza, continuerà a reagire nel modo che ha imparato nel tempo. È così che l’ansia può continuare a ripresentarsi anche quando il pericolo non è reale.

Quando continuiamo a interpretare certe situazioni come pericolose, il sistema di protezione rimane attivo più a lungo. Anche rimuginio può contribuire a mantenere questa sensazione di allerta. Se vuoi approfondire il ruolo dei pensieri ripetitivi, puoi legger l’articolo Perché ripenso continuamente alle stesse cose?

Comprendere è il primo passo

Sapere come funziona il nostro sistema di protezione non elimina automaticamente l’ansia.

Può però cambiare il modo in cui la osserviamo.

Invece di considerarci “sbagliati” o incapaci, possiamo iniziare a riconoscere che il nostro organismo sta facendo ciò che ha imparato a fare: proteggerci.

La buona notizia è che il cervello mantiene una straordinaria capacità di adattarsi lungo tutto l’arco della vita.

Attraverso nuove esperienze, relazioni sicure e, quando necessario, un percorso psicologico, il sistema di protezione può imparare gradualmente che molte situazioni oggi non rappresentano più un pericolo.

Il nostro sistema di protezione non è difettoso. Continua a proteggerci nel modo che ha imparato nel corso della nostra storia.

Comprendere questo è spesso il primo passo per permettergli, con il tempo, di imparare nuove modalità di sentirsi al sicuro.


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